Le foto per la "Panchina Rossa"

Articolo del 26/11/2024
Il racconto del Consiglio Capi del Reparto sulla partecipazione al concorso "Panchina Rossa", un concorso per abbattere gli stereotipi contro la violenza di genere
Foto Articolo

Nella serata del 25 novembre 2024, noi del Consiglio Capi del reparto Arnica abbiamo partecipato alla premiazione del concorso "Panchina rossa", presentando le tre foto da noi realizzate, sotto la guida dei ccapi reparto Luciana Cataldo e Gianluca Ferrara.
Dopo aver discusso di temi quali il rispetto e la violenza di genere, abbiamo realizzato tre foto inerenti al tema della violenza di genere i cui titoli sono:

liberta-oppressa

1. Libertà oppressa

silenzio-assordante

2. Silenzio assordante

rinascita-tormentata

3. Rinascita tormentata

Nelle tre foto abbiamo voluto sviluppare tre concetti differenti che noi riteniamo inerenti al tema della violenza sulle donne: Nella prima abbiamo voluto rappresentare come la privazione della libertà, spesso vissuta da donne che vivono la drammatica sfera della violenza domestica, che come delle bastonate piegano una Donna dal dolore; Nella seconda foto abbiamo ritenuto necessario rappresentare come spesso le donne non riescano a esprimere ciò che vivono quando subiscono una violenza. Nell'ultima foto, rinascita tormentata, abbiamo voluto rappresentare come anche dopo il termine di una violenza, una donna possa essere bloccata dai pregiudizi della gente e dei fantasmi del passato e come non possano rinascere e rifiorire.

Tramite queste tre foto, apprezzate molto dalla commissione esaminatrice, e al testo contente le nostre riflessioni sul rispetto e sulla lotta alla violenza sulle donne, noi del Conca abbiamo vinto nella categoria foto.

Ecco il testo contente le nostre riflessioni:

La violenza sulle donne è una realtà tragica che, troppo spesso, si consuma nell'ombra del silenzio e nell'oppressione della libertà. All'inizio di ogni abuso, la donna si trova intrappolata in una gabbia invisibile, dove la sua libertà è negata, non solo fisicamente, ma anche emotivamente e psicologicamente. L'amore che dovrebbe essere un sentimento di protezione si trasforma in una prigione, e il desiderio di libertà diventa un'utopia distante. Il silenzio, assordante e pesante, è la seconda fase di questa oppressione. Le parole non pronunciate, la vergogna e la paura fanno sì che molte donne non riescano a denunciare la violenza o a chiedere aiuto. Il silenzio non è solo la mancanza di suono, ma è una condizione psicologica che fa sentire la vittima invisibile, senza voce, come se nessuno potesse vedere il suo dolore. Le cicatrici fisiche non sono le uniche: quelle psicologiche sono più difficili da raccontare, ma altrettanto devastanti. Tuttavia, la rinascita, seppur tormentata, è possibile. Uscire dal cerchio della violenza richiede una forza immensa, una lotta contro il dolore e le paure che paralizzano. Ma, una volta spezzato il silenzio e iniziato il cammino verso la libertà, il processo di guarigione può cominciare, anche se è un percorso lungo e difficile. La rinascita non è mai senza ferite, ma è segnata dalla consapevolezza che, nonostante tutto, la vita può riprendere a fiorire. La forza interiore che si risveglia in una donna che riesce a liberarsi dalla violenza è una testimonianza di resilienza e coraggio, e un segnale potente per tutte quelle che ancora non riescono a vedere una via di uscita. Noi, del Consiglio Capi Squadriglia del Triggiano 1,ci auguriamo che ogni Donna, obbligata a questo ciclo della sua vita, riesca a rifiorire nella sua totale bellezza.

Con.Ca.